"Illuminati" con allegria, stile e design

Studio b-archGli architetti Sabrina Bignami e Alessandro Capellaro, inventori di Re Voluxion, rispondono alla nostre domande..

1. Quando e come è nata la collaborazione tra b-arch e Re+?

1. A: La collaborazione è nata per conoscenza personale e visto il tipo di attività praticata è stato quasi naturale ragionare insieme sul prodotto ed essere coinvolti nel pensiero sul come far nascere il capitolo due di questo viaggio di Re+ . È sempre interessante decontestualizzare un oggetto ed unire le due cose.

2. Quale è stata l'idea alla base della nascita di Re Voluxion e cosa volevate trasmettere disegnandola?

2. A: L’idea di base è insita nell’identità stessa di Re+. È una seconda vita del prodotto di scarto della produzione industriale. L’idea raggiunta nasce dal prodotto di scarto più interessante, caratterizzato da una forte identità visiva, e immediatamente dopo riconoscere nella sua forma le lampada degli anni ’60, fatte nel periodo d’oro del design. S: L’obiettivo era quello di ridisegnare una lampada che fosse in linea con Re+ e che avesse un’identità di disegno e percezione molto contemporanea. L’intento era quello di trasformare in qualcosa di realizzabile qualcosa di già esistente ma creando un prodotto nuovo. A: È interessante pensare che lo scarto di produzione può diventare una risorsa per il design, gli oggetti raggiungono la perfezione con la collaborazione tra designer e chi produce. Questa è una cosa interessante da far collegare al concetto di Re+.

Re Voluxion
3. Quanto e perché ritenete importante introdurre l'aspetto dell'ecosostenibilità negli oggetti disegnati dallo studio b-arch?

3. A: È tanto fondamentale da dover diventare sotto inteso. Non è più importante dire che lo è ma come lo è. Ciò che per l’industria è uno scarto per noi è diventata una risorsa, da questo abbiamo lavorato sul concetto di imperfezione e lo abbiamo trasformato in virtù.

 

4. Quanto e perché ritenete importante che gli oggetti di design che decidiamo di acquistare siano anche unici ed irripetibili?

4. A: Una cosa fastidiosa è l’omologazione. Pensare che un giorno le case saranno tutte uguali. S: È vero però che il design nasce come produzione seriale, ed è accessibile a tutti, anche qui sta la sua bellezza. Nel caso di Revoluxion è bello che dalla produzione seriale possa nascere qualcosa di irripetibile, ha un contenuto in più, di diversa apparenza che la rende interessante. Allude tanto a qualcosa che esisteva già, non è unica e irripetibile, nella sua forma ripete con coscienza certe forme ma trova l’unicità nella storia produttiva. Spesso negli oggetti che rimandano al passato trovi qualcosa che parla a tutti e supera il concetto di tempo e spazio.

 

5. Perché vi piace il vostro lavoro?

5. A: Il nostro lavoro ci piace perchè è vario, un giorno sei in un cantiere, il giorno dopo in un hotel o in aereo, il giorno dopo ancora scopri come si produce un sistema che sembra facile ma in realtà è pieno di complessità. Inoltre si sta molto accanto alle persone, quelli che lavorano con te, quelli per cui lavori, è un lavoro fatto di relazioni. S: Quando le persone vengono da noi sono tutti felici. Il nostro cliente è sempre presente, il progetto migliora con il contributo della persona che ti sta davanti. Il cliente mette il 50% della passione nel progetto.

 

6. Da quando avete cominciato, ritenete che il mondo dei designer sia cambiato e in che cosa?

6. S: Per quello che riguarda la nostra esperienza si, è cambiato in meglio, si è aperto il mondo. E lo diciamo vivendo un periodo devastante per il nostro lavoro, chi fa il nostro lavoro pensa di avere un’opportunità solo andando fuori dall’Italia ma il modo di comunicare e interagire è fondamentale. A: Quando studiavamo negli anni ’80 era un periodo terribile per l’architettura e gli architetti bravi non riuscivano ad emergere, questo settore era difficile, racchiuso, ripetitivo, l’oggetto di studio era l’architettura disegnata, quasi una negazione del concetto stesso di design. Adesso non è facile ma ci sono molti architetti giovani che fanno progetti belle, il mondo si è aperto, l’esperienza all’estero è fondamentale, la gente viaggia, è importante aprire il campo visivo per crescere. Da li’ in poi è difficile.

 

7. Che consiglio vi sentireste di dare ad un giovane che vuole intraprendere la professione del designer?

7. S: Per quello che riguarda il percorso di studi è una professione ad alto rischio di superficialità, ci sono molte materie belle ma se non sei disciplinato e non approfondisci ha il rischio di superficialità più alto. Molti dei nostri esami sono di gruppo, è una vita fatta in team e ognuno di noi ha una parte precisa in questo processo. È importante che l’università ti insegni a lavorare in gruppo, spesso si incontra bassissima professionalità. Per esperienza personale se un architetto vuole aprire uno studio, bisogna avere della attitudini imprenditoriali e vanno conservate, e una propensione al lavoro con gli altri che non tutti hanno. In generale però le basi sono curiosità, esperienza, lucidità e umiltà. Quattro qualità che uno deve cercare di crearsi. A: Curiosità significa girare il mondo, guardare fuori dal proprio giardino, i confini oggi sono molto più vasti. Esperienza vuole dire proprio sapere come si fanno le cose, non presumere che l’artisticità possa bastare. Lucidità significa rompere con i sogni, avere ben chiaro quello che si vuole, essere sempre centrati. Umiltà invece non presumere di essere quello che non si è. Non tirarsela. Il nostro è uno studio che si è formato molto sul campo, lavorando sullo spazio domestico, sui cantieri, sulle persone, cosa che ci ha resi in qualche modo umili, non insegnando come dovrebbe essere la città del futuro ma cercando di capire come è la casa del presente.

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